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Ligabue e Parisi, i loro nuovi libri

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Il rock è anche narrativa. Sono di scena nei web store e da qualche giorno, due nuovi libri che sanno di blues e rock metropolitano. I due narratori rock di questo articolo, sono il popolarissimo Ligabue e il cantautore emergente Parisi. Quest’ultimo, col nome de guerre di Mimmo Parisi, è songwriter fuori dai grandi giri e dedito a una forma cantautorale che predilige la denuncia sociale. Su Luciano non vi è molto da aggiungere che possa ulteriormente segnalare la sua straordinaria figura. Su di lui si sono scritti fiumi di parole. Al limite vale la pena confermare che, nel panorama italiano e tra i cantautori di impronta rock, è forse il personaggio più rappresentativo. Comunque, il tema che interessa in questo frangente, è l’uscita di due libri. Il primo che si cita è “Scusate il disordine” di Luciano Ligabue. Il secondo, va da se, è “Racconti di periferia” di Mimmo Parisi. Pur appartenendo a ‘penne’ abituate al rock, e pertanto contigue negli intenti, pare tuttavia straordinaria la vicinanza tra questi due libri. Sia “Scusate il disordine” di Ligabue, sia “Racconti di periferia” di Parisi sono volumi che usano il racconto come vettore per le invenzioni letterarie degli autori. Pertanto e per forza maggiore, i personaggi che funzionano da attori nei due libri, sono eterogenei: rappresentativi di una società che i due cantautori/scrittori usano come luogo per la loro personale narrazione. I due volumi sono stati pubblicati nello stesso mese: Ligabue il 10 maggio 2016, Parisi il 31 maggio 2016.

(A cura di Lena Biolcati, redattrice Tuttorocksound)

Mimmo Parisi e il suo primo libro

PeriferiaÈ questa, la sua prima prova da scrittore. Mimmo Parisi, cantautore emiliano, ha presentato in libreria il 31 maggio 2016, “Racconti di periferia”. Il rocker non fa mancare di sicuro la sua voce inconfondibile e originale capace di raccontare un particolare ambiente dell’esistenza: la ‘periferia’. Ogni tanto, sembra suggerire l’autore, serve prendersi una vacanza dalla disciplina che più sovente è praticata, nella fattispecie la musica cantautorale. Quindi, ecco Parisi che butta giù qualche riga che non sia in musica, ma i risultati sono altrettanto validi. Al posto dei canonici 3 – 4 minuti che una canzone permette, l’autore, qui, spazia e regala al lettore il suo particolare sguardo sulla vita e sulla gente. La ‘periferia’ citata poc’anzi vuole essere, secondo il progetto del cantautore bolognese, rappresentativa di quella parte della società che naviga nella quotidianità, nella normalità. Quindi, ‘periferia’ se accostata alla ‘centralità’ delle vite più illuminate e patinate di chi, a ragione o a torto, è stato dal destino portato a essere sotto i riflettori della pagina scritta, o, dei discorsi fatti. Parisi, in quest’opera prima, presenta nella loro tematica ordinaria, e proprio per questo, una capacità di scrittura che ha una forza notevole.
“Racconti di periferia” ospita una serie di racconti, precisamente 22. Il cantante emiliano decide di parlare di storie che sembrano appartenere a tutti. Ma, pur se apparentemente di facile architettura, nella parte sotterranea delle parole viaggiano le emozioni che trasformano la partitura immaginifica di questi racconti, in agglomerati di significati folgoranti e misteriosi. Come ogni canzone che Mimmo Parisi ha inciso parla di lui e di chi l’ascolta, anche qui, in ambito narrativo, non si fa molta fatica a riconoscere noi stessi nelle sue storie. La magia del quotidiano e della ‘periferia’ della vita, della società, è fatta, ovviamente da gente come quella che il cantautore racconta: da gente che si incontra da qualsiasi parte e che costituisce il tessuto di una particolare epoca.

Un libro per Parisi

Articolo di giorgiaconti

Mimmo Parisi, cantautore hard rock e guitar player, ha annunciato di essere alle prese con la stesura del suo primo libro. Il titolo dell’opera è “Racconti di periferia” ed è costituito da diverse storie eterogenee. “Racconti di periferia” è, quindi, una raccolta alla quale, il cantautore, sta lavorando da alcuni mesi, e che vedono il suo impegno proiettato in territori narrativi inconsueti. Quella di Mimmo Parisi scrittore, è a tutti gli effetti, un esordio letterario. L’autore ha dichiarato: “Mi sono messo a scrivere racconti e mi sono preso una vacanza dalle canzoni, perché quest’ultime, va da se, non hanno lo spazio semantico necessario per realizzare a tutto tondo un tema”. Il volume, che uscirà a breve, ha come leitmotiv la quotidianità nella quale i personaggi esprimono le loro emozioni, i loro sogni, le loro aspettative. Per questo suo primo libro, “Racconti di periferia”, Parisi ha scelto la forma del racconto perché, come osservava l’americano Edgar Allan Poe, è la forma che più si adatta a una scrittura che possa essere fruita mentre si viaggia o mentre si aspetta. Con l’augurio di vedere viaggiatrici e viaggiatori incuriositi dalle storie del libro, si rinvia questa nota informativa, ai prossimi aggiornamenti.
Del cantautore emiliano si ricordano qui, le ultime pubblicazioni discografiche. Il 20 ottobre 2015 ha rilasciato l’album “I tipi duri non scendono dal treno”, pubblicato con Videoradio, Edizioni musicali impegnate con grandi nomi della chitarra come, Ricky Portera (Stadio), Andrea Braido (Vasco Rossi), Alberto Radius (Formula Tre), etc. Il 13 dicembre 2015, invece, Parisi ha pubblicato il singolo “Génération Bataclan”, dedicato, va da se, all’eccidio parigino di un mese prima.

I ragazzi della Génération Bataclan

 

La recente vittoria relativa della destra francese ha riacceso gli animi. Alcuni mass media parlano di reazione Bataclan intendendo, ovviamente, questo risultato come un effetto proveniente dai recenti attentati terroristici. Fra tutti quello al Teatro Bataclan. Altri, più prosaici e distaccati o realisti, pensano che già da tempo aleggiava nell’aria il tentativo di dar potere alla Marine Le Pen e che i voti raccolti da quest’ultima ne sono semplicemente la prova che le cose stiano così. Qualunque sia la versione più attendibile, rimangono sul pavimento di quella sera terribile, i lamenti dei ragazzi della Génération Bataclan, come è stata definita.

Ci si può interessare in diversi modi di questo fatto, e degli atti terroristici in genere. Alcuni, come il cantautore emiliano Mimmo Parisi, lo fanno mettendo nero su bianco le loro emozioni. Il songwriter ha recentemente presentato “I tipi duri non scendono dal treno”, un album di 11 brani per le Edizioni Videoradio (Portera, Braido, Vercon etc.). Non era, ovviamente e immediatamente a ridosso dell’album, previsto un singolo con un tema storico, perché di questo si tratta, di Storia. Nessuno il giorno prima dei fatti tragici di Parigi poteva immaginare quello che è accaduto. Certo, anche in Europa, dopo l’11 settembre americano, ci sono stati attacchi terroristici. Ma in quei casi si trattava di eventi che seguivano una certa logica del terrore. Chi poteva sospettare che un ordinario concerto potesse essere preso di mira  dall’Isis?

Ecco quello che Mimmo Parisi ha detto in proposito al brano che farà uscire tra pochi giorni: “Va da se, intanto, che la data, lo capisce chiunque, ha un valore preciso. Pubblicare “Génération Bataclan” il 13dicembre è, da parte mia, un sentito omaggio a chi, e a qualsiasi titolo, ha subito il dramma di quella sera. Che si fosse allo stadio o in un bistrot a trascorrere il weekend o a un concerto, proprio da quest’ultimi prende nome il singolo, “Génération Bataclan”, la sostanza e l’offesa ricevuta dal destino non cambiano. Non potevo stare zitto. Così, ho semplicemente scritto dei versi e li ho musicati. Il risultato è “Génération Bataclan”. Penso che ognuno, come può, debba tenere viva l’attenzione su fatti di questa portata”.

Parole, musica e arrangiamenti – compresa l’orchestra in plugin – sono stati curati dall’autore. Drum campionata da Diego Romero. Le chitarre acustiche, il basso e il canto sono di Mimmo Parisi. Edizioni Stelledicarta. Il Cd sarà distribuito sulle piattaformi digitali. Cover di Testa.

Un peluche contro il Muro

Al di là del mare ci sono occhi che guardano all’Occidente. I migranti sognano la loro Terra Promessa. Arrivano con un sorriso di speranza e le tasche vuote. Hanno bisogno di vestiti, medicine, un panino fumante o una minestra fredda: è lo stesso, quello che importa è che sia caldo il benvenuto. E hanno bisogno di pupazzi di peluche: a qualsiasi latitudine i bambini non li riconosci dall’altezza ma dal peluche stretto come l’unica cosa che galleggia sul pianeta Terra. E loro, di galleggiamenti e mari da attraversare, ne sanno qualcosa. Questo esercito inarrestabile ha bisogno di soluzioni.

En passant, va preso atto che, nella Storia, vince e non si ferma, chi è numericamente maggiore e chi è più affamato: le forze politiche – a qualsiasi colore appartengano – , bisogna che tengano conto di questo, visto che alcune di loro non vogliono ascoltare quel senso di appartenenza al genere umano, che dovrebbe essere parte integrante anche della loro psiche.
Quando nel 1989 il Muro cadde fu una gran festa. Ora, con un popolo che scappa dalla guerra e dalla miseria, quel Muro è stato ricostruito. Non si vede. È nella testa di chi dice che quei bambini non sono i nostri bambini. Che la disperazione dei loro genitori non è la nostra.
Ma se le soluzioni sostanziali sono azioni di pertinenza, soprattutto, di statisti avveduti e Governi lungimiranti; in un contesto musicale, che aiuto, pur minimalista, si potrebbe dare al problema? Probabilmente nessuno.
Oppure sì, qualcosa gli artisti possono fare. Le canzoni sono fatte di parole che fanno discutere. Che mettono sotto il riflettore il tema.
Pertanto, ben vengano, ad esempio, musicisti come i Negrita che, in alcune loro pubblicazioni e già nel titolo, danno materia per accendere l’attenzione. Gli eventi e le date, nel loro caso si sta parlando del video “1989”, non sono solo da imparare per prendere un voto a scuola: essi sono ponti/collante che la Storia usa per collegarsi al presente.
Un altro artista che vale la pena indicare è il cantautore bolognese Mimmo Parisi e, segnatamente, un suo brano che si chiama programmaticamente, “A Berlino”. Questa canzone, pubblicata qualche tempo fa, in un contesto europeo che fa fatica a trovare soluzioni di apertura verso chi chiede asilo, è più che mai attuale. Il suo brano, tra le righe, sembra chiedere a cosa sia servito quell’annuncio clamoroso sulla caduta del Muro di Berlino, se adesso l’eurocentrismo europeo non sa fare altro che chiudersi a cerchio intorno ai suoi confini.
Ora e purtroppo, quel Muro pare ricresciuto. Come l’erba cattiva. Questa denuncia semantico/architettonica si chiude, inoltre, citando una band emergente che nella primavera scorsa, ha pubblicato un brano che si chiama proprio “Il Muro di Berlino”. Loro si chiamano VioladiMarte e sono calabresi. Il genere frequentato è un concentrato di indie rock e psichedelia, personal mood e armonie complesse. Il loro “Muro di Berlino” rappresenta, metaforicamente, le difficoltà odierne legate alla comunicazione interpersonale e, legato al tema dell’articolo si vuole qui aggiungere, soprattutto, difficoltà di ordine interrazziale.

Comunque sia, viva Sanremo

 

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Sanremo: sarà per un’altra volta

Scritto da: diegoromeroQuesto utente ha pubblicato 28 articoli.

Per quanto si possa tifare per squadre diverse, Sanremo mette tutti d’accordo. O quasi. Infatti, non servono partiti e crisi per attivare gli italici affabulatori, basta qualche canzonetta (ormai raramente) centrata. E’ vero, molti dicono di non guardare la kermesse sanremese, ma è la stessa storia del “io non voto Berlusconi!”. Sanremo non lo guarda nessuno e fa il 49% di share; Berlusconi è stato votato per vent’anni. E’ snobismo applicato a Sanremo e alla politica. Comunque sia, la crisi si sta vedendo in questo festival targato 2015. Le vallette provengono dallo stesso mondo della canzone. Niente presenze esotiche con farfalline inguinali. Il tasso di pruderie è da risparmio/spending review. Le due ragazze dell’Italia dai mille problemi, quella geograficamente definita ‘Italia del sud’ o ‘Meridione’ rispondono al nome di Arisa ed Emma. Puglia e Basilicata. Regioni in crisi anche quando non c’è la crisi. Le due soubrette del Mezzogiorno, non fanno a gara a carpire la scena al deus ex machina dall’eterna tintarella, Carlo Conti. Né fanno man bassa del canone pagato dagli italiani: il loro cachet è da barzelletta, se confrontato con i compensi dati in passato alle presentatrici trascorse.

 

MA SI VIVE ANCHE SENZA SANREMO. Questa la morale di chi si è proposto e non ha trovato l’attimo giusto per, come dire, bucare la mente del selezionatore di turno. Vediamo alcuni tra quelli che non hanno trovato il radar adatto alle loro aspettative.

Iniziamo con l’infaticabile e non doma Loredana Bertè. Ha detto che lei e Antonino – figura emersa dalla De Filippi tempo fa -, non si fermano e che il loro duetto ha un futuro. Auguri. Poi c’è Laura Bono, si era messa in luce nel 2005. Tuttavia la sua strada è ancora impervia. Su Facebook ha messo su una clip che, con disinvoltura, titola: “Chissene! Non si vive di solo Sanremo”. Di Francesco Baccini ricordiamo la veemenza che usa verso un sistema che promuove e distrugge cantanti. Baccini afferma che i talent sono divenuti pericolosi come Chernobyl: all’insegna del ‘insegniamo il mestiere dell’artista’, stanno avvelenando quei ragazzi che dovrebbero prima respirare la gavetta. Michele Bravi, invece, se la cava con una presa di posizione più filosofica. Bravi è convinto che, prima di raggiungere la luce finale, in qualsiasi cosa, il buio cercherà di regnare imperterrito. Quindi, ci vuole fiducia e tenacia. Tra i ‘dissidenti’, ma senza polemizzare più di tanto, figura anche il cantautore bolognese Mimmo Parisi. Aveva provato a proporre il brano Dammi un biglietto per Marte, ma lo scoglio insormontabile del mancato sostegno di una major, ha azzerato il progetto. Tra i delusi c’è Clementino che aveva scritto un pezzo col dj Tajone. Pare non abbia gradito, più che la sua esclusione, l’avvento di ospiti come Platinette e i Soliti Idioti. Ognuno è libero di dire la sua. La cantante Debora Iurato ha ringraziato i suoi fan e ha assicurato che è delusa, sì, tuttavia determinata per il suo futuro. “Un bel giorno tutto avrà un senso. Quindi, per il momento, non farti deprimere dalla confusione, sorridi attraverso le lacrime e cerca di comprendere che tutto ciò che succede ha una ragione”. Così si è consolata Karima, grande lettrice di Paulo Coelho. Marco Ligabue, infine, aveva pensato di partecipare insieme a due amici artisti. Non se ne è fatto niente: “Si va avanti, queste sono le tre parole magiche”, ha commentato con un sorriso.

 

Carboni, tour teatrale

 

Luca Carboni "Fisico & politico tour"
 Luca Carboni festeggia i trent’anni di carriera con il tour teatrale di “Fisico & politico”, l’album uscito lo scorso ottobre con una tracklist che mette insieme alcuni indimenticabili successi del cantautore risuonati e riproposti in duetti inediti e nuovi brani. Parlando di questo anniversario con Michele Canova – produttore dell’album – Luca Carboni ha avuto l’idea di coinvolgere artisti e amici vicini al suo mondo e ripercorrere con loro alcune tappe della sua storia musicale in una dimensione nuova. La scelta dei brani è stata affidata agli ospiti e così Tiziano Ferro ha scelto Persone Silenziose, Biagio Antonacci Primavera (entrambe contenute nell’album “Persone Silenziose” del 1989). Miguel Bosè nel 1995 aveva curato le traduzioni in spagnolo dell’album “Mondo” e ha scelto infatti Inno Nazionale. Samuele Bersani ha scelto Gli autobus di notte, dall’album “Luca Carboni” del 1987; sempre dallo stesso album Battiato ha scelto Silvia lo sai, Alice Farfallina ed Elisa Vieni a vivere con me. Con Cesare Cremonini, Luca Carboni aveva già cantato durante un live Mare Mare e a Jovanotti piaceva Ci vuole un fisico bestiale dallo stesso album “Carboni” (1992). Oltre a questi grandi successi, “Fisico & politico” contiene anche tre inediti: C’è sempre una canzone, brano scritto da Luciano Ligabue che vede per la prima volta Luca Carboni nelle vesti di interprete di una canzone inedita non scritta da lui; Fisico & politico, scritto e cantato con Fabri Fibra, che rappresenta il presente musicale del cantautore da sempre amante dell’incontro tra canzone e rap; e la ballata Dimentica, scritta e cantata da Carboni. Dal punto di vista della produzione, l’idea di base è stata quella di risuonare di nuovo i brani del passato, cercando di rispettare la loro storia e il loro mondo, un lavoro che è stato possibile concretizzare anche grazie al talento dei musicisti italiani e americani che hanno suonato in questo album realizzato a metà tra Milano e Los Angeles.

Mimmo Parisi è un fan di Luca Carboni. Qui il link all’album “Et c’est passé”:  http://www.jamendo.com/it/list/a133344/et-c-est-passe

Franco Flores, blogger di tuttorocksound