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Sanremo dei licenziati e dei cantanti


A Sanremo o si licenzia o si canta. Meglio il secondo programma – tuttavia, perché per i cattivi impiegati non si è usato il metodo della rieducazione, come quello applicato al Berlusconi? Meglio creare altri disoccupati? – Comunque, se da tempo state programmando un viaggio in Amazzonia, fatelo adesso. Tutta salute. Fatelo prima che vi ghermisca.
E’ vero. Non c’è niente da fare: tra una settimana, arriva Sanremo. Se non vi garba l’Amazzonia o il Canada – quello più deserto, dove è solo neve e vento – ‘lui’, il Sanremone, vi raggiungerà. Non è una minaccia, è una nemesi.
Comunque, mentre la sessantaseiesima edizione della rassegna canora monopolizza le attenzioni della stampa, la musica italiana va avanti sulla strada di sempre, quella dei concerti dal vivo.
Fra quelli buoni ricordiamo Niccolò Fabi che, per esempio, ha aggiunto cinque nuove date al suo tour: il cantautore è attualmente impegnato nella stesura di nuove canzoni, ma annuncia – per luglio – appuntamenti alla Campana dei Caduti di Rovereto (TN), al Teatro Romano di Fiesole (FI), al Teatro Romano di Lecce, al Teatro di Verdura di Palermo e all’Arena Teatro D’Annunzio di Pescara. Date che si aggiungono a quelle teatrali di Napoli, Roma, Milano, Bologna, Torino e Verona.
Poi c’è anche Marco Mengoni. Sicuramente un mistero, da un punto di vista artistico, tuttavia, festeggia un buon successo di vendite per #MengoniLive2016, il tour che porterà l’artista ad esibirsi nei palazzetti più importanti della penisola. A tre mesi dall’apertura prevendite, sei date del tour sono già andate esaurite: 28 aprile al Pala Alpitour di Torino, 30 aprile alla Kioene Arena di Padova, 6-7 maggio al Mediolanum Forum di Milano e 21-22 maggio all’Arena di Verona.
Che dire del Volo? Anche qui (ma perché non se li tengono a Sanremo? Magari pure durante il corso dell’anno). Anche loro una nemesi difficile da evitare. Dopo il successo del tour nei palasport italiani, i tre de Il Volo partiranno da febbraio con un tour mondiale che toccherà Europa, Stati Uniti e America Latina e che si chiuderà con un ritorno nella cornice dell’Arena di Verona con un concerto-evento il 4 luglio. Le prevendite per il concerto all’Arena di Verona sono disponibili da oggi.

Comunque sia, viva Sanremo

 

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Sanremo: sarà per un’altra volta

Scritto da: diegoromeroQuesto utente ha pubblicato 28 articoli.

Per quanto si possa tifare per squadre diverse, Sanremo mette tutti d’accordo. O quasi. Infatti, non servono partiti e crisi per attivare gli italici affabulatori, basta qualche canzonetta (ormai raramente) centrata. E’ vero, molti dicono di non guardare la kermesse sanremese, ma è la stessa storia del “io non voto Berlusconi!”. Sanremo non lo guarda nessuno e fa il 49% di share; Berlusconi è stato votato per vent’anni. E’ snobismo applicato a Sanremo e alla politica. Comunque sia, la crisi si sta vedendo in questo festival targato 2015. Le vallette provengono dallo stesso mondo della canzone. Niente presenze esotiche con farfalline inguinali. Il tasso di pruderie è da risparmio/spending review. Le due ragazze dell’Italia dai mille problemi, quella geograficamente definita ‘Italia del sud’ o ‘Meridione’ rispondono al nome di Arisa ed Emma. Puglia e Basilicata. Regioni in crisi anche quando non c’è la crisi. Le due soubrette del Mezzogiorno, non fanno a gara a carpire la scena al deus ex machina dall’eterna tintarella, Carlo Conti. Né fanno man bassa del canone pagato dagli italiani: il loro cachet è da barzelletta, se confrontato con i compensi dati in passato alle presentatrici trascorse.

 

MA SI VIVE ANCHE SENZA SANREMO. Questa la morale di chi si è proposto e non ha trovato l’attimo giusto per, come dire, bucare la mente del selezionatore di turno. Vediamo alcuni tra quelli che non hanno trovato il radar adatto alle loro aspettative.

Iniziamo con l’infaticabile e non doma Loredana Bertè. Ha detto che lei e Antonino – figura emersa dalla De Filippi tempo fa -, non si fermano e che il loro duetto ha un futuro. Auguri. Poi c’è Laura Bono, si era messa in luce nel 2005. Tuttavia la sua strada è ancora impervia. Su Facebook ha messo su una clip che, con disinvoltura, titola: “Chissene! Non si vive di solo Sanremo”. Di Francesco Baccini ricordiamo la veemenza che usa verso un sistema che promuove e distrugge cantanti. Baccini afferma che i talent sono divenuti pericolosi come Chernobyl: all’insegna del ‘insegniamo il mestiere dell’artista’, stanno avvelenando quei ragazzi che dovrebbero prima respirare la gavetta. Michele Bravi, invece, se la cava con una presa di posizione più filosofica. Bravi è convinto che, prima di raggiungere la luce finale, in qualsiasi cosa, il buio cercherà di regnare imperterrito. Quindi, ci vuole fiducia e tenacia. Tra i ‘dissidenti’, ma senza polemizzare più di tanto, figura anche il cantautore bolognese Mimmo Parisi. Aveva provato a proporre il brano Dammi un biglietto per Marte, ma lo scoglio insormontabile del mancato sostegno di una major, ha azzerato il progetto. Tra i delusi c’è Clementino che aveva scritto un pezzo col dj Tajone. Pare non abbia gradito, più che la sua esclusione, l’avvento di ospiti come Platinette e i Soliti Idioti. Ognuno è libero di dire la sua. La cantante Debora Iurato ha ringraziato i suoi fan e ha assicurato che è delusa, sì, tuttavia determinata per il suo futuro. “Un bel giorno tutto avrà un senso. Quindi, per il momento, non farti deprimere dalla confusione, sorridi attraverso le lacrime e cerca di comprendere che tutto ciò che succede ha una ragione”. Così si è consolata Karima, grande lettrice di Paulo Coelho. Marco Ligabue, infine, aveva pensato di partecipare insieme a due amici artisti. Non se ne è fatto niente: “Si va avanti, queste sono le tre parole magiche”, ha commentato con un sorriso.